Informazioni utili

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Una carta schematica della provincia di Cuneo, con indicate le varie vallate, per aiutare ad individuare le località di partenza delle escursioni chi non è pratico della zona.

Carta stradale schematica della Provincia di Cuneo
Carta stradale schematica della Provincia di Cuneo

E' forse quasi superfluo ripetere i consigli che si leggono un po' su tutte le guide: scegliete itinerari adatti al vostro allenamento e alla vostra condizione fisica; ricordatevi che siete comunque in montagna, che le condizioni meteo possono cambiare in breve tempo: siate sempre ben equipaggiati, con indumenti antivento ed impermeabili, borraccia, occhiali da sole e, soprattutto, indossate sempre degli scarponcini da trekking. Se siete da soli, cercate di lasciare detto a qualcuno la meta della vostra escursione.

In Piemonte è attivo il numero telefonico unico per le emergenze

112

Siccome il 112 gestisce ogni tipo di emergenza, nel malaugurato caso in cui dobbiate farvi ricorso, specificate che state richiedendo un intervento di soccorso in montagna. Sono molte le informazioni che vi potranno essere richieste ed è importante che le abbiate tutte sotto mano, specie ne caso in cui per chiedere soccorso dovete allontanarvi dal luogo dell'infortunio o incidente.

Prima di chiamare il 112

• individuate al meglio il luogo in cui si trovano gli infortunati e cercate un riferimento per farli localizzare su una cartina della zona (provincia, comune, località, poi una vetta, un rifugio, ...);
• se disponete di strumentazione, marcate la quota (se avete tarato l'altimetro) o le coordinate GPS se avete un ricevitore GPS.
• memorizzate il numero telefonico da cui chiamate; se cade la linea dopo che avete comunicato il numero, non ritentate ma aspettate che vi richiami l'operatore del 112; • provate a capire cosa si possa vedere e riconoscere facilmente dall'alto nella zona dell'incidente e fornite indicazioni in merito.
• cercate di capire cosa è successo, quando e quante persone sono coinvolte;
• sappiate descrivere nel maggior dettaglio possibile le condizioni (traumi, ferite aperte, difficoltà a respirare, stato di coscienza) e la posizione (a terra, seduto, appeso, ...) degli infortunati (specie se sono uno o pochi);
• verificate le condizioni meteo locali (incluso vento e visibilità);
• se venisse inviato l'elisoccorso, dovrete anche fornire informazioni sulla presenza di ostacoli alti o sospesi (alberi isolati, pali, linee elettriche, seggiovie, funivie, fili a sbalzo) e sulla eventuale presenza di una zona atta all'atterraggio (libera da ostacoli per un raggio di 100m), con terreno solido, pianeggiante, meglio se leggermente rialzato;

Se il vostro telefono è fuori copertura e con voi ci sono altre persone, chiedete a tutti di verificare la copertura del loro cellulare (un operatore diverso dal vostro potrebbe essere attivo).
Nel caso non sia possibile comunicare con il telefono, potete ricorrere ai

Segnali internazionali di soccorso in montagna

• Chiamata: invio di sei segnali ottici o acustici in un minuto (uno ogni 10 secondi), intervallati da un minuto di pausa;
• Risposta: invio di tre segnali al minuto (uno ogni 20 secondi); se possibile, accertatevi sia stata ricevuta la risposta.

Se arriva l'elicottero...

• allontanate tutti dall'area prescelta per l'atterraggio e togliete qualunque oggetto che possa volare per effetto delle pale dell'elicottero;
• dite al resto del gruppo di tenere i bambini per mano, i cani saldamente al guinzaglio e di fissare zaini e altri materiali;
• posizionatevi ai margini della zona prescelta per l'atterraggio, con il vento alle spalle, e le due braccia alzate; accucciatevi quando inizia la manovra: se avete scelto bene, l'elicottero vi atterrerà davanti;
• non avvicinatevi per nessun motivo all'elicottero, né voi né altre persone, e attendente le istruzioni dei tecnici del soccorso;
• IMPORTANTE: sarà sempre e comunque il pilota dell'elicottero a decidere se, dove e quando atterrare, o se compiere altre manovre per permettere ai tecnici di raggiungervi.

Comunicare a gesti con l'elicottero...

• due braccia alzate: significano atterra qui, c'è' bisogno di soccorso, oppure SI in risposta a una domanda.
• un braccio alzato: significano non atterrare qui, non c'è' bisogno di soccorso, oppure NO in risposta a una domanda.

Chiamata al Soccorso alpino (PDF, 1.54MB)
Piccolo opuscoletto da stampare e portare con voi nello zaino.

Maggiori informazioni sulla pagina dedicata alle istruzioni per la richiesta di soccorso del sito del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Da alcuni anni, come ulteriore dispositivo di sicurezza, è possibile acquistare una piccola radio rice-trasmittente ed entrare a far parte della Rete Radio Montana. La migliore spiegazione di cosa sia questo progetto arriva direttamente dal loro sito web: «La Rete Radio Montana è un progetto nazionale che mira ad incrementare la sicurezza in montagna per mezzo delle comunicazioni radio. Attualmente proponiamo una frequenza radio di libero uso in banda PMR-446 (UHF), unificata a livello nazionale, impiegata per l'interscambio di informazioni di sicurezza tra più persone durante le attività outdoor.
La potenzialità della rete è direttamente proporzionale al numero di utenti attivi contemporaneamente in un'area geograficamente ristretta.»
In pratica, si spera che l'adesione di sempre più soggetti e la loro presenza in territorio montano possa garantire, a chi dispone della rice-trasmittente - un mezzo per comunicare anche nelle zone che sono prive di copertura cellulare.

La segnalazione dei sentieri sul terreno è invece regolata dal D.G.R. n.46 della Regione Piemonte, del 2 dicembre 2002, fatto proprio anche dalla provincia di Cuneo. Esso prevede:

• una segnaletica orizzontale (per capirci, le tacche di vernice) formata da segnavia bianco-rossi frequenti, intervallati più raramente da un rettangolo rosso-bianco-rosso riportante al centro la sigla del sentiero; ove non fosse possibile la tracciatura con vernice, sono previsti paletti infissi nel terreno riportanti le tacche segnavia o, al limite, ometti in pietra.
• una segnaletica verticale (le paline) realizzata in materiali resistenti alle intemperie, sempre con evidenti riferimenti bianco-rossi, ed uniforme per colorazione e dimensioni in tutta la regione (vedi figura sotto).

Una palina escursionistica
Una palina segnavia a norma di legge

Tra la teoria e la pratica, c'è una certa differenza e la speranza di vedere una segnaletica uniforme in tutta la Provincia non è ancora realtà, ma si sta convergendo...
Tuttavia, oltre alle tacche bianco-rosse ufficiali, sul terreno si trovano anche tacche arancioni, rosse e, più sporadicamente, blu o gialle, provenienti da tracciature dei sentieri precedenti l'adozione della nuova normativa.
A complicare le cose ci si mettono poi i percorsi a tappe, sorti in gran numero negli ultimi anni. La "Grande Traversata delle Alpi" (GTA, percorso a tappe lungo le Alpi piemontesi), ad esempio, aveva adottato come segnavia proprio le tacche bianco-rosse, ora utilizzare per tutti i sentieri. "I Percorsi Occitani" ed il "Sentiero Roberto Cavallero" in Valle Maira utilizzano rispettivamente tacche gialle e rosso-blu, e via discorrendo.
Il risultato è che su una singola pietra si possono trovare le tacche bianco-rosse (nuova normativa), affiancate da una vecchia tacca arancione (vecchie tracciature) e da una tacca giallo-verde (ad indicare che si sta percorrendo un sentiero specifico, magari a tappe).
Per quanto riguarda la segnaletica verticale, invece, la situazione si presenta abbastanza a macchia di leopardo, sebbene anche in questo caso il numero delle paline "regolari" sta aumentando: a seconda della vallata si possono trovare le nuove paline segnaletiche bianco-rosse, le vecchie paline in legno, o paline che i botanici definirebbero un “endemismo ristretto” (ovvero che trovate solo in un posto e basta!).

In Provincia di Cuneo, i sentieri che sono inseriti nel catasto regionale sono individuati da una sigla composta da una lettera e un numero (di una o due cifre) ad esempio P05. La lettera individua un versante di una delle vallate della Provincia, il numero è un numero progressivo che individua il sentiero. La sigla P05 indica, nella fattispecie, il sentiero numero 05 sul versante destro orografico della Valle Stura (individuato dalla lettera P).
Queste sigle, ora adottate dal Catasto Regionale dei Sentieri, sono utilizzate in Provincia di Cuneo da parecchie decine di anni, e fortunatamente iniziano ad essere riportate anche nelle carte escursionistiche.

Ancora una volta, nonostante i buoni propositi della Regione Piemonte per fare adottare le corrette denominazioni dei sentieri, ancora molti enti ed associazioni presenti sul territorio spesso utilizzano sigle o metodiche proprie di classificazione dei sentieri.
Sul terreno è dunque probabile incontrare le sigle dei sentieri riportate sulle paline segnavia, ma è anche possibile imbattersi in classificazioni di altro genere.

In questa piccola Babele di convenzioni, il sito AlpiCuneesi.it utilizza un ulteriore sistema per individuare i sentieri, formato da una coppia di numeri. Vi chiederete perché? La risposta è semplice: in primo luogo la metodologia utilizzata dal catasto (lettera e numero), indubbiamente valida, è meno orientata "all'escursione". Mi spiego: per una escursione di un giorno spesso si percorre solo parte di un sentiero accatastato, o se ne utilizzano diversi 'concatenandoli'. Ho ritenuto dunque più pratico già organizzare gli itinerari 'tarati' sulle esigenze di una escursione, con un rifugio, un lago, una cima come meta, e fornendo in un'unica scheda tempi di percorrenza, dislivelli, e quant'altro necessario.
In secondo luogo, sentieri e itinerari sono meno 'immutabili' di quello che si pensa: vi sono sentieri che spariscono e altri che compaiono dal nulla o ricompaiono dopo decenni di oblio. Molti di questi nuovi sentieri non rientrano ancora nel catasto regionale, ed in questo sito era comunque necessario utilizzare delle sigle che individuassero in modo univoco un itinerario.
Ma attenzione: la convenzione utilizzata in queste pagine non la troverete in nessun'altra guida né tantomeno sul terreno. Le descrizioni dei singoli itinerari però, riportano ove possibile l'indicazione della sigla del sentiero che si sta percorrendo così come indicata nel catasto regionale.
Così ad esempio l'itinerario 12.07 (per questo sito) descrive un anello che sfrutta i sentieri accatastati P18 e P19.

Molti sentieri di montagna sono in più punti "tagliati" da scorciatoie. Abbandonare i sentieri per accorciare il percorso è una PESSIMA ABITUDINE che ha parecchie conseguenze:

• innanzitutto le scorciatoie danneggiano il territorio agevolando l'erosione causata dalle acque meteoriche. Sono ripide, spesso rettilinee e tagliano quasi perpendicolarmente il tracciato dei sentieri: l'acqua le scava molto più facilmente e, nei casi peggiori, causa piccole frane e smottamenti che danneggiano tratti del sentiero principale nei punti in cui incrocia la scorciatoia. I sentieri devono poi essere ripristinati (se e quando ciò accade) con aggravio di costi per tutti.
• quando diventano sufficientemente evidenti, le scorciatoie vengono utilizzate in vece dell'itinerario principale, causando negli anni la trasformazione di comodi sentieri a tornanti in faticosissime salite (o discese) assai ripide che seguono quasi la linea di massima pendenza del versante. Se chi ha tracciato il sentiero ha in origine inserito dei tornanti lo ha fatto per mantenere le pendenze moderate e costanti, riducendo lo sforzo necessario.
• le scorciatoie, quando non si capisce che sono tali, possono causare dubbi sul percorso da seguire e confondere gli escursionisti. Non tutti siamo esperti frequentatori della montagna: c'è chi percorre i sentieri solo occasionalmente e rischia di imboccare una scorciatoia difficile al posto del più facile sentiero principale.

Morale: corriamo già tutta la settimana; quando ci concediamo una giornata in montagna godiamoci il paesaggio anziché far di tutto per arrivare alla meta o alla macchina con qualche minuto di anticipo. Evitiamo le scorciatoie!

Viste le numerose richieste, mi addentro in un terreno legislativo nel quale non mi trovo troppo a mio agio. Nei tre principali parchi della provincia (che insistono sull'arco alpino) sussistono differenti normative circa l'introduzione di cani al seguito degli escursionisti.
Tenete presente che le normative cambiano in fretta ed è quindi consigliabile una verifica con gli enti preposti.

Ultima considerazione: sostanzialmente tutti i parchi dispongono di norme per la tutela della fauna selvatica. Pertanto, anche in assenza di norme specifiche, è vivamente raccomandato di introdurre sempre i cani al guinzaglio, onde evitare di incappare in altre sanzioni nel caso il vostro amico a quattro zampe decida di lanciarsi all'inseguimento di una marmotta...

Parco Naturale delle Alpi Marittime: dal 1 Luglio 2017 i cani sono ammessi al guinzaglio solo sui sentieri indicati in questo documento:

Parco Naturale del Marguareis, già Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro: dal 1 Luglio 2017 i cani sono ammessi al guinzaglio solo sui sentieri indicati in questo documento:

Parco Naturale del Monviso: seppur senza fare riferimento a norme precise, alla data del 1 luglio 2017 il sito del Parco del Monviso riporta questa nota: «L'accesso ai cani è consentito purché siano mantenuti sotto stretto controllo dai proprietari per evitare il disturbo alla fauna.»

Il ritorno del lupo ha riportato in auge metodi di difesa degli animali domestici che erano stati abbandonati da parecchi decenni. In particolare, sono ricomparsi in alpeggio i cani da guardianía, di grossa taglia e non sempre "socievoli". Di norma gli alpeggi dove si possono incontrare greggi e cani sono segnalati, lungo i sentieri, da appositi cartelli, anche se spesso un po' artigianali:

Un avviso sui cani da guardianìa
Un avviso sui cani da guardianìa

Nel seguito riporto un passo liberamente adattato dal sito del progetto LIFE WolfAlps (www.lifewolfalps.eu), che fornisce indicazioni su comportarsi in caso di incontri ravvicinati con cani da guardianía.

Può capitare durante le nostre escursioni di incontrare un gregge custodito da cani di grossa taglia (Pastori dei Pirenei, abruzzesi, maremmani): sono cani da guardianía, preposti alla difesa del gregge. Essendo potenziali predatori, i cani reagiscono rincorrendo la preda nel momento in cui questa si dà alla fuga. Quindi, quando questo grosso cane bianco ci viene incontro con un atteggiamento aggressivo, anche se siamo spaventati, non dobbiamo fuggire per nessun motivo. Anche se ringhia o abbaia, non dobbiamo mai (mai!) lanciare pietre, agitare bastoni o altro cercando di apparirgli minacciosi: la nostra situazione rischierebbe soltanto di peggiorare.
Stiamo calmi - se siamo in bicicletta scendiamo, prendiamo in braccio i bambini o teniamoli per mano - e aspettiamo il pastore, che di sicuro si è accorto della situazione e interverrà richiamando il cane.
In ogni caso, fermiamoci e lasciamo avvicinare il cane da difesa parlando tranquillamente, con fermezza, facendogli capire che non siamo una minaccia. Se il pastore non compare e il cane non sembra convinto delle nostre buone intenzioni, indietreggiamo lentamente e torniamo sui nostri passi senza giragli la schiena, poi troviamo un percorso alternativo per proseguire a distanza di sicurezza dal gregge o dalla mandria.
Adottando questo comportamento, in genere, le cose vanno a posto da sole e potremo proseguire la nostra escursione senza intoppi. In ogni caso, la cosa migliore per scansare i guai è non avvicinarsi agli animali, non cercare di attraversare il gregge, non tentare di accarezzare un capo: questo comportamento mette in allarme il cane da difesa: individuiamo se possibile, per tempo un percorso alternativo o aspettiamo con pazienza che il gregge o la mandria siano transitati.

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