Itinerario 15.18

15.18 Rifugio Alevé - Rifugio Grongios Martre - Rifugio Bagnour - Lago Bagnour - Grange Gheit - Rifugio Alevé

Rifugio Alevé (1582 m) - Rifugio Grongios Martre (1745 m) - Pian Caval (1948 m) - Rifugio Bagnour (2018 m) - Lago Bagnour (2015 m) - Grange Gheit (1925 m) - Rifugio Alevé (1582 m)

+566 / -566

Dislivello [m]

3:00 - 3:25

Tempo [h:mm]

8356

Distanza [m]

Difficoltà

Tipologia

Alla piacevole salita al Rifugio Bagnour, per la via classica e più breve, segue un percorso su sentieri molto meno battuti che consentono di godersi in tranquillità i suoni, i profumi e i colori del Bosco dell'Alevé. Il rientro, a chiudere l'anello, è lungo il frequentato sentiero di accesso al Rifugio Vallanta.

Carta schematica - Itinerario 15.18


Mappa su base © OpenStreetMap contributors, SRTM; map style © OpenTopoMap - licenza CC-BY-SA

Profilo altimetrico - Itinerario 15.18
A Da Rifugio Alevé (1582 m) a: Dislivello [m] Tempo [h:mm] Distanza [m] Difficoltà Segnavia
B Rifugio Grongios Martre (1745 m) +167 / -2 0:30 885 E U08
C Rifugio Bagnour (2018 m) +441 / -3 1:15 - 1:25 2367 E U08
D Lago Bagnour (2015 m) +441 / -6 1:15 - 1:25 2450 E =
E Grange Gheit (1920 m) +555 / -215 2:15 - 2:35 5947 E U08 » U50 » U53 » = » U10
F Rifugio Alevé (1582 m) +566 / -566 3:00 - 3:25 8356 E U09

Dal Posteggio presso Castello di Pontechianale (1580 m) si scende lungo la strada asfaltata in direzione di Casteldelfino. Dopo un centinaio di metri si sale a sinistra la rampa sterrata che porta al Rifugio Alevé (1582 m) 14.
Prima di entrare nel cortile del rifugio, si svolta ancora a sinistra, imboccando il sentiero che s'innalza nel bosco (segnavia U08). Si sale con un traverso che raggiunge un punto panoramico (brevissima deviazione a sinistra), quindi con qualche ripido tornante si arriva ad una piccola fonte e, poco oltre, al Rifugio Grongios Martre (1745 ore, 0:30 dal Rifugio Alevé) 2.
Lasciata a destra la deviazione per il rifugio, subito oltre la struttura si incrocia un sentiero e si prosegue innanzi, trascurando sia il ramo di destra che scende a Villaretto, sia quello di sinistra che sale a Pian Meyer (segnavia U53).
L'ascesa si fa ora decisamente più ripida: un lungo diagonale nel bosco conduce alla grangia Peiro Grangetto (o Peira Grangetta, 1857 m), dove si lascia a destra una diramazione per le Grange Pralambert sottane.
Sempre in notevole pendenza, tra i primi pini cembri 3, si incrocia un altro sentiero, con il ramo di sinistra diretto a Pian Meyer. e quello di destra alle Grange Pralambert sottane.

Il Pino cembro (Pinus cembra) giunge in Italia durante l'ultima glaciazione, proveniente dalla lontanissima Siberia. È l'unica conifera italiana ad avere gli aghi raggruppati a ciuffetti di cinque 1; le sue pigne, grosse e di color rosso bruno, producono semi commestibili (i semi, detti pinocchini, sono perfino più apprezzati dei ben noti pinoli ed utilizzati anche in pasticceria!).
Si tratta di una pianta dall'accrescimento molto lento, che può raggiungere i 1000 anni di età. Il cembro, o cirmolo, si spinge fino a quote elevate, prediligendo un clima continentale con forti escursioni termiche; non patisce le basse temperature e i periodi di scarse precipitazioni. Cresce preferibilmente su suoli acidi di origine silicea e dispone di radici robustissime, prima fittonanti poi ramificate, che gli consentono di ancorarsi al terreno resistendo alla neve e, contemporaneamente, svolgendo ruolo di consolidamento. La disseminazione è legata a piccoli animali quali scoiattoli, nocciolaie, topi e arvicole.
Il legno è bianco rosato, durevole e difficilmente attaccato dai tarli. Viene abbondantemente utilizzato per la realizzazione di mobili e per lavori di intaglio. Dalla corteccia si estrae un balsamo usato in profumeria. I semi, detti pinocchini, sono più apprezzati dei ben noti pinoli ed utilizzati anche in pasticceria.

[Boschi del Piemonte, p.34]
[Alberi, Funghi e Frutti, pp.10-12]

Si ignorano entrambi e si continua a salire fino alla radura di Pian Caval (1948 m) 4, dove il sentiero finalmente spiana.
Qui si lascia a sinistra l'ennesima diramazione per Pian Meyer (segnavia U50, che verrà utilizzata sulla via del ritorno per chiudere l'anello) e, dopo una curva e una breve salita, si trascura a destra il bivio per le Grange Pralambert sottane e il Lago Secco.
Seguitando a salire si trova un ulteriore bivio: un sentiero largo ed evidente si stacca a sinistra (dirigendosi comunque al rifugio), mentre i segnavia conducono a destra. Si tiene quest'ultima direzione e, con percorso appena più tortuoso e pietroso rispetto al resto della salita, si arriva al Rifugio Bagnour (2018 m, 0:45 - 0:55 ore dal Rifugio Grongios Martre) 5.
Appena oltre il rifugio, sulla radura prativa punteggiata da conifere, si trova il Lago Bagnour (2015 m) 67.
Per il rientro bisogna tornare a Pian Caval ed imboccare il sentiero, ora a destra, per Pian Meyer (segnavia U50). Dopo una breve risalita il sentiero arriva ad una piccola radura, dove spiana e comincia un piacevole mezzacosta, in leggera discesa, all'interno del Bosco dell'Alevè.

Il Bosco dell'Alevé, il cui toponimo deriva dall'occitano Elvé (=cembreta), si estende tra i comuni di Pontechianale, Casteldelfino e Sampeyre. Ha una estensione di circa 825 ettari e si estende a quote comprese tra i 1000 e i 2400 metri; attualmente è in fase di espansione a quote maggiori e verso est.
Il bosco, una parte del quale costituito da cembreta in purezza, è iscritto nel Libro Nazionale dei boschi da seme dal 1949: i semi vengono raccolti, impiantati e utilizzati anche all'estero per la diffusione della specie. Tra i 1500 e 1800 di quota il bosco si presenta sotto forma di lariceto misto a cembreta. È stato l'uomo a favorire la presenza del larice a quote moderatamente basse e facilmente raggiungibili, sia per disporre di legname da opera sia per consentire il pascolamento degli animali nel bosco (il cembro non era amato dai pastori per la sua chioma folta con ramificazioni che partono quasi dal terreno). Oltre queste quote, e fino ai 2400 metri, troviamo invece una cembreta in purezza, a tratti fitta, che copre oltre 600 degli 825 ettari dell'intero bosco; esemplari isolati di cembro si spingono poi fino a 2800 m, una delle quote più elevate raggiunte sulle Alpi dalla vegetazione arborea.
Il bosco, noto fin da epoca romana, è stato preservato nei secoli come elemento di protezione del territorio da frane e valanghe: la sua posizione su versanti molto ripidi e aridi e la sua quota hanno però di certo agevolato la sua conservazione, essendo quasi impossibile la trasformazione a pascolo dell'area . Nonostante la sua corteccia sottile e resinosa che lo espone più di altri alberi al pericolo degli incendi, il pino cembro gode in quest’area di buona salute: molti esemplari raggiungono i 400 anni di età, alcuni superano i 600 anni ed il bosco è il lenta ma costante espansione su pascoli abbandonati e nel lariceto. Il bosco, esposto in prevalenza a sud, è moderatamente luminoso, nonostante le chiome dei pini; il sottobosco è costituito da mirtilli e rododendri e, nelle zone più aride, da ginepro nano e uva ursina. Significativa anche la presenza di licheni come le barbe di bosco. Nel bosco sono anche presenti alcuni piccoli laghetti, in fase di interramento, alimentati dai nevai in quota e spesso in secca nella stagione estiva.

[Boschi del Piemonte, pp.34-35]

Fermandosi un poco nel bosco non è difficile ascoltare il caratteristico verso della Nocciolaia (Nucifraga caryocatactes). Appartenente alla famiglia dei corvidi, questo grazioso pennuto misura circa 33 centimetri di lunghezza, ha il corpo bruno scuro con macchie bianche, le ali nerastre e ampie, il sottocoda bianco. La coda, molto corta e rigida, le permette di appoggiarsi ai tronchi come fanno i picchi; il becco, lungo e robusto, le serve per spaccare in due i gusci dei frutti di cui si nutre.
Vive nelle foreste montane, preferibilmente in quelle di conifere fino ai 2500 metri, tranne che nella stagione della riproduzione, durante la quale si sparpagliano nei boschi decidui, specialmente dove sono presenti noccioli. Nonostante la mole è molto agile: si arrampica, saltella di ramo in ramo e si muove a terra con grande abilità. Si nutre di noci, ghiande, nocciole, insetti, vermi e uova; ha una vera passione per i semi delle conifere (specialmente del pino cembro), che nasconde a mucchi in autunno e che sa ritrovare a distanza di mesi anche sotto la neve; i semi nascosti e non consumati solitamente germinano, facendo di questo uccello uno dei principali strumenti di propagazione delle piante (anche se, alcuni studi recenti, sembrano ridurre l'importanza della nocciolaia nell'espansione della cembreta).
Ama volare in piccoli stormi tranne nel periodo della cova. Emette richiami aspri e gracidanti su più tonalità, soprattutto durante la riproduzione. Come tutti i corvidi, la nocciolaia è molto intelligente: spacca ghiande e nocciole tenendole ferme con la zampa contro una superficie dura e sferrando colpi decisi con il becco.
Il nido viene costruito nel folto dei pini a 5-10 metri di altezza, generalmente vicino al tronco, con fuscelli e licheni, rinforzato con terriccio e erba. In primavera vengono deposte 3-4 uova di colore blu verdastro. Il periodo di incubazione dura circa 20 giorni duranti i quali la femmina cova e il maschio procura il cibo. I piccoli restano nel nido per tre-quattro settimane, nutriti da entrambi i genitori.

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Si supera il bivio (poco evidente) a sinistra per Peiro Grangetto e si procede fino all'immissione su un altro sentiero, sul costone indicato come Costo la Charmo (1943 m): non si svolta a sinistra per il Rifugio Grongios Martre, ma si prende a destra verso le Grange Gheit (segnavia U53; qui si ignora, di fronte, anche un sentiero poco evidente che si cala direttamente sul fondo del Vallone di Vallanta) (segnavia U50).
Il tracciato s'impenna subito, seppur per un breve tratto, e giunge ad una ulteriore biforcazione: a destra per Pian Meyer e il Bivacco Bertoglio 8 (segnavia U53), a sinistra per il Rifugio Vallanta e le Grange Gheit.
Si va a sinistra e, dopo un tratto pianeggiante, inizia una discesa più marcata che porta ad una radura pascoliva: qui le tracce del sentiero tendono a perdersi, e ci si affida alle poche pietre infisse nel terreno 9 per attraversare la radura e ritrovare il percorso al rientro nel bosco.
Una breve risalita porta al successivo mezzacosta, caratterizzato dal passaggio di piccole risorgive e un rio più copioso. Usciti dal bosco dopo una discesa, ci si trova in una nuova e più ampia radura pascoliva, sede di alcuni ruderi 10, che si attraversa senza difficoltà. Il sentiero conduce infine sul frequentato tracciato per il Bivacco Bertoglio (segnavia U10): si svolta a sinistra e si arriva ai vicini ruderi delle Grange Gheit (1920 m, 1:00 - 1:10 ore dal Lago Bagnour).
Si passa il ponte in legno sul Torrente Vallanta 11 e si svolta subito dopo a sinistra, risalendo sull'ampio e frequentato sentiero per il Rifugio Vallanta. Si va ancora a sinistra (segnavia U09), scendendo fino ad una evidente biforcazione: il ramo di destra, realizzato per aggirare un tratto in frana, è più evidente; quello di sinistra è più diretto e, salvo meteo avverso, supera senza particolari problemi la frana.
Oltre due tornanti ravvicinati, unici di questo lunghissimo traverso che porterà fino a valle, si trascura il sentiero a sinistra (guado su pietre 12) che riporta verso il Rifugio Bagnour e si percorre un tratto pianeggiante a fianco del Torrente Vallanta 13. Quando riprende la discesa si incontra l'ultimo bivio: si lascia a destra il sentiero, sempre meno utilizzato, che si dirige a Castello di Pontechianale, e ci si tiene a sinistra.
Si scende piuttosto ripidi tagliando un pendio erboso, alti sul torrente, si supera l'edificio di una centrale idroelettrica e si ritorna sulla strada asfaltata. Andando a sinistra si torna rapidamente al posteggio da cui ha avuto inizio l'itinerario (1580 m, 0:45 - 0:50 ore dalle Grange Gheit), non lontano dal Rifugio Alevé (1582 m).

Accessi

Da Costigliole Saluzzo si risale la Valle Varaita fino a Casteldelfino, da dove si prosegue in direzione di Pontechianale. Poco prima di entrare nella borgata Castello, e poche decine di metri oltre il Rifugio Alevé, ai lati della carreggiata si trovano ampi posteggi ove lasciare l'auto (in estate, tuttavia, non è difficile trovarli interamente occupati).

Note

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Pernottamento

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Cartografia

[Fra n.17] [Fra n.11] [AsF n.8] [IGC n.106] [IGC n.6]
I riferimenti dettagliati alle carte sono disponibili nella sezione Bibliografia.

Ultimo aggiornamento

Ultimo sopralluogo: Estate 2021

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7 - Il Lago Bagnour (2021)
7 - Il Lago Bagnour (2021)
14 - Il Rifugio Alevé (2021)
14 - Il Rifugio Alevé (2021)
2 - Il Rifugio Grongios Martre (2021)
2 - Il Rifugio Grongios Martre (2021)
4 - La radura di Pian Caval (2021)
4 - La radura di Pian Caval (2021)
13 - Il tratto di sentiero che corre a fianco del Torrente Vallanta (2021)
13 - Il tratto di sentiero che corre a fianco del Torrente Vallanta (2021)
3 - Un tratto di sentiero nel bosco verso il Rifugio Bagnour (2021)
3 - Un tratto di sentiero nel bosco verso il Rifugio Bagnour (2021)
8 - Il bivio per il Bivacco Bertoglio (2021)
8 - Il bivio per il Bivacco Bertoglio (2021)
12 - Il guado al bivio per il Rifugio Bagnour (2021)
12 - Il guado al bivio per il Rifugio Bagnour (2021)
10 - I ruderi nella radura presso le Grange Gheit (2021)
10 - I ruderi nella radura presso le Grange Gheit (2021)
5 - Il Rifugio Bagnour (2021)
5 - Il Rifugio Bagnour (2021)
9 - Le pietre infisse nel terreno che guidano attraverso la radura (2021)
9 - Le pietre infisse nel terreno che guidano attraverso la radura (2021)
1 - Aghi di Pino cembro (<i>Pinus cembra</i>) (2005)
1 - Aghi di Pino cembro (Pinus cembra) (2005)
11 - Il ponte sul Torrente Vallanta alle Grange Gheit (2021)
11 - Il ponte sul Torrente Vallanta alle Grange Gheit (2021)
6 - Il Rifugio Bagnour sulle sponde del Lago Bagnour (2021)
6 - Il Rifugio Bagnour sulle sponde del Lago Bagnour (2021)