Itinerario 10.04

10.04 La Via di Téit: Vernante - Tetti Colletta - Tetti Bertaina - Palanfrè

La Via di Téit: Vernante (822 m) - Tetti Colletta (1226 m) - Tetti David (1284 m) - Tetti Bertaina (1324 m) - Tetti Doni (1484 m) - Tetti Cucet (1501 m) - Palanfrè (1379 m)

+870 / -313

Dislivello [m]

3:45 - 4:25

Tempo [h:mm]

10713

Distanza [m]

Difficoltà

Tipologia

Era un ottimo itinerario per chi è interessato all'architettura alpina tradizionale e alla cosiddetta "civiltà dei monti". Il sentiero, che attraversa numerose borgate, offre uno spaccato della vita in montagna così come si presentava non più di qualche decina di anni fa. Purtroppo i molti crolli hanno portato via quel che restava dei tetti in paglia, e sono poche le vecchie abitazioni rimaste in piedi. Vista la lunghezza del percorso, è consigliabile lasciare un auto a Palanfrè da usare per il rientro. L'autunno è la stagione consigliata.

Profilo altimetrico - Itinerario 10.04
A Da Vernante (822 m) a: Dislivello [m] Tempo [h:mm] Distanza [m] Difficoltà Segnavia
B Tetti Colletta (1226 m) +405 / -1 1:15.1:25 2707 E L26 » =
C Tetti Bertaina (1324 m) +515 / -13 1:45 - 2:00 4208 E L26A » L26
D Tetti Doni (1484 m) +675 / -13 2:15 - 2:35 5533 E L26
E Tetti Cucet (1501 m) +814 / -135 3:10 - 3:40 8604 E (1) L26
F Palanfrè (1379 m) +870 / -313 3:45 - 4:25 10713 E (1) L26 » =

(1) e EE nel Vallone di Pioccia in caso di neve (possibile fino a primavera inoltrata).

Il percorso ha inizio su una strada sterrata che si stacca presso un piccolo slargo a destra della provinciale n.278, poco fuori Vernante (822 m). La sterrata (segnavia L26) sale abbastanza ripida a tornanti, attraverso castagneti ormai abbandonati e in fase di ricolonizzazione da parte di altre latifoglie, e giunge in breve alla galleria di ingresso di una cava di silice dismessa.

E' consigliato l'attraversamento della galleria, che non richiede l'utilizzo di torce elettriche, per raggiungere la cava. La galleria termina su un terrazzo di cava, ora messo in sicurezza con l'istallazione di una ringhiera in metallo, da dove si gode di un ampio panorama sulla cava stessa e su Vernante.

La Cava di Bec Moler, utilizzata come cava di silice per la vetreria di Vernante, è stata coltivata fino agli anni sessanta, quando venne abbandonata in favore di cave più redditizie nel comune di Robilante. La galleria principale di accesso è ancora percorribile e consente di osservare dall'alto la cava: la natura ha in breve approfittato della fine dell'ingerenza umana, e sulle terrazze di cava stanno comparendo numerose betulle, piante pioniere in grado di adattarsi anche a condizioni ambientali difficili, che prepareranno il terreno per il ritorno del bosco.
Prima che avesse inizio l'attività estrattiva, dal Bec Moler, oggi noto anche come Croce della Moler, venivano ricavate le macine (o mole) per i mulini, fatto che spiega il toponimo del monte. Con un pizzico di attenzione è ancora possibile osservare sulle pareti rocciose gli intagli circolari dai quali sono state estratte le macine. L'estrazione, effettuata con un lavoro a scalpello in loco, non sempre andava a buon fine, come testimonia una macina spezzatasi durante la fase di estrazione ed in parte ancora attaccata alla roccia madre.

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Lasciata a destra la galleria d'ingresso alla cava, si continua a sinistra sulla pista sterrata che s'innalza con altri ripidi tornanti fino ad un modesto colletto, dove si incontra un trivio: di fronte un sentierino scende alla Funtana Bleu (o Fontana Blu) e da lì a Vernante via Vallon Secco, a destra si stacca una mulattiera per il Bec Moler (talvolta indicato semplicemente come La Roccia), a sinistra un sentiero prosegue in direzione di Tetti Colletta lungo La Via di Téit.

Anche in questo caso la deviazione a destra conduce ad un ottimo punto panoramico su Vernante e sulla Val Grande di Palanfrè. Superata una tettoia in legno con annesso tavolo e panche, la mulattiera attraversa un breve crinale che porta alla base del Bec Moler. La mulattiera termina proprio pochi metri sotto la vetta, non raggiungibile tuttavia con percorso escursionistico.

Imboccata quest'ultima direzione, dopo un tratto in salita poco sotto il crinale, si cambia versante e si incontrano le Roccette di Napoleone 18.

La storia parla di uno scontro avvenuto l'8 agosto del 1794 in questa località, allora nota come Pianot dell'Arp. Le truppe francesi, al comando del Generale Bonnau, scese in valle dal Colle Arpiola e dal Passo del Bec Baral, si scontarono all'arma bianca con le truppe austro-piemontesi al comando del Generale Audezeno. I Piemontesi indietreggiarono fin sulle pendici del Monte Sapè, poi, aiutati dalla popolazione locale, respinsero l'assalto.
Sulle roccette che qui emergono dal terreno sono incise due (forse tre, n.d.r.) croci in memoria della quindicina di soldati che persero la vita e che qui furono sepolti.

[Pannello informativo in loco]

Si prosegue per un tratto in falsopiano all'interno della faggeta 13. si tralascia una traccia a destra e si traversa in leggera salita nei pressi del crinale. Quando si giunge sul crinale che separa il versante del Vallone Secco a quello della Val Grande di Palanfrè si incontra un bivio: si tralascia la traccia meno evidente che continua diritta lungo il crinale, e ci si tiene a sinistra sul sentiero segnalato che si sposta sul lato della Val Grande di Palanfrè.

La traccia di destra è il vecchio tracciato per Tetti Colletta. Se ne riporta la descrizione per completezza.
Una ripida salita lungo lo spartiacque conduce a un piccolo rudere e, poco sopra, oltre una piccola radura, ad un bel colletto panoramico 8. Un breve taglio in costa tra ginepri e betulle alle pendici del Bric Martinet porta infine sulla strada sterrata a pochi metri da Tetti Colletta.

Dopo un tratto in leggera salita a mezzacosta all'interno di un bosco di castagni si scavalca un costone e si continua fino ad immettersi sulla strada sterrata che collega Tetti Renetta, nel fondovalle, con Tetti Colletta. Si segue la sterrata verso destra, salendo in breve a Tetti Colletta (1226 m, 1:15 - 1:25 ore da Vernante).

A Tetti Colletta si possono osservare i resti del forno comunitario datato 1908 e la curiosa cisterna per l'approvvigionamento idrico del paese 1, realizzata nel piano seminterrato di un edifico adiacente al forno. Nel pilone votivo che domina Tetti Colletta, a fianco della Madonna 6 e di San Giovanni Battista, San Nicolao 7 è raffigurato a benedire la cisterna, sottolineando l'importanza dell'acqua per l'intera borgata. Questi ed altri particolari contribuiscono a ricordare come, solo fino agli inizi del XX secolo, queste borgate fossero abitate da un elevato numero di persone.
Curiosamente, in un recente restauro dell'affresco del pilone, le gocce d'acqua che scendevano dalla mano di San Nicolao sono state rimpiazzate da più prosaiche monete...

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Poco prima delle case si imbocca il sentiero che si stacca a sinistra della strada (segnavia L26A), passa di fronte ai ruderi delle abitazioni e volge a sud sud-est lungo un costone prativo. Entrati nel bosco si tralascia quel che resta di una vecchia mulattiera che scende a sinistra e si prosegue in falsopiano fino a raggiungere l'Intaglio della Bercia, dove si ignorano altre due tracce sulla sinistra, una per Tetti Pedrin (segnavia L26), l'altra meno evidente per la località Due Ponti.

Gli scavi nelle rocce calcaree circostanti indicano una piccola attività estrattiva volta alla produzione di calce da costruzione.

Aggirato il costone, il sentiero (dal bivio nuovamente segnavia L26), piega ad ovest e, con una ripida salita lungo un assolato pendio porta dapprima a Tetti David (1284 m) 2, e quindi, dopo aver passato i resti di un abbeveratoio per gli animali e lasciata una traccia a destra, a Tetti Bertaina (1324 m, 0:30 - 0:35 ore da Tetti Colletta) 491011.

Tipica delle vallate carenti di rocce scistose, cioè facilmente spaccabili in lastre (lose), la copertura in paglia di segale era particolarmente diffusa in tutte le vallate monregalesi e nelle vallate delle Alpi Marittime.
Coltivata per produrre farina, della segale non andava sprecato nulla: gli steli venivano raggruppati in fasci e fissati all'orditura del tetto 3 per realizzare delle coperture abbastanza durevoli (oltre 25 anni) e molto isolanti. Le falde del tetto erano assai più spioventi di quelle dei tetti realizzati in lose, poiché l'orditura leggera non avrebbe potuto reggere il peso di grossi accumuli nevosi. Il maggiore svantaggio di una simile copertura era rappresentato dalla facile infiammabilità, cosa che costrinse all'utilizzo di svariati stratagemmi nella costruzione di camini e canne fumarie.

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Oltre il costone prativo su cui è arroccata la borgata, il sentiero punta a nord-ovest, lascia una traccia sulla destra, passa un secondo abbeveratoio e raggiunge l'impluvio del vallone cui fa capo il Monte Sapè 12.
Attraversato il torrente, si passa sul versante destro orografico del vallone e si sale in un bosco di faggi su un ampio sentiero 16. Si entra nel successivo valloncello, e se ne raggiunge l'impluvio, per poi proseguire fino allo spartiacque con il selvaggio Vallone di Pioccia, al cui imbocco si trovano i Tetti Doni (1484 m, 0:30 - 0:35 ore da Tetti Bertaina).
Nuovamente su assolati pendii di magri prati e ginepri (in questo susseguirsi di valloni l'esposizione al sole cambia continuamente), si supera la fresca sorgente che sgorga poco oltre la borgata, si lascia a destra il sentiero diretto ai pascoli della Maddalena e alla Colla di Prarosso, e si taglia in leggera discesa fino all'impluvio del Vallone di Pioccia.
Si guada il torrente, riprendendo il sentiero con l'aiuto di pochi gradini metallici infissi sui massi. Passati sul versante a nord, si ritrova la faggeta che si attraversa a mezzacosta in piano su sentiero: dopo una passerella in legno che scavalca un tratto ripido e scivoloso 17, si superano in successione tre scoscesi impluvi.

Sia quello principale del Vallone di Pioccia, sia i tre impluvi che si incontrano poco oltre in sequenza, sono canali di valanga durante l'inverno. La neve che qui vi si accumula permane, spesso ghiacciata, anche in primavera inoltrata. In tali condizioni l'attraversamento va effettuato con cautela e non sottovalutato.

Sul fondo del vallone si trova il nevaio perenne alla quota più bassa di tutte le Alpi Marittime e Liguri, alimentato dalle numerose valanghe che scendono lungo gli impluvi del Vallone di Pioccia. In epoche passate è stato fonte di approvvigionamento dei blocchi di ghiaccio che, trasportati a valle, venivano utilizzati nelle celle frigorifere.

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Quando finalmente si esce dall'angusto ma affascinante vallone, si scende brevemente tra prati 5 e boschi, poi si riprende a salire. Si passano la Fontana del Saut e il bivio sulla sinistra per la località Due Ponti (segnavia L26B), quindi si entra nel Vallone di Franco, per un colletto ove si trova un piccolo rudere.
Si prosegue a mezzacosta tra prati e ginepri, si superano l'impluvio di questo ennesimo vallone e la successiva Fonte Galina, quindi tra boschetti di faggio si perviene ad un altro colletto, estremamente panoramico 15, ove sorgono i Tetti Cucet (1501 m, 0:55 - 1:05 ore da Tetti Doni).
Si trascura la traccia che scende alle poche costruzioni (una delle quali riattata) e alla borgata, ben più a valle, di Tetti Baru, puntando nuovamente ad ovest, in piano nella faggeta. Oltre l'impluvio di quest'ultimo valloncello ha inizio una discesa piuttosto ripida, inizialmente con diversi stretti tornanti, poi con un traverso in diagonale che conduce ai margini di ampi pascoli 14. Qui si lascia a sinistra il vecchio sentiero che porta sulla strada asfaltata e si prende il recente sentiero che continua innanzi, verso sud. Poco oltre, ad una biforcazione, si lascia a sinistra una pista inerbita e si segue a destra il poco evidente sentiero che, tra i prati, inizia una leggera risalita. Ci si immette in breve sul più evidente sentiero per i pascoli di Pianard e lo si segue verso sinistra. In pochi metri il sentiero si trasforma in strada sterrata che, a sua volta, raggiunge il posteggio asfaltato a valle di Palanfrè. Salendo verso destra lungo la stradina asfaltata si raggiungono prima la chiesetta poi le graziose abitazioni di Palanfrè (1379 m, 0:35 - 0:45 ore da Tetti Cucet).

Carta schematica - Itinerario 10.04

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Mappa su base © OpenStreetMap contributors, SRTM; map style © OpenTopoMap - licenza CC-BY-SA

Accessi

Da Borgo San Dalmazzo si risale la Valle Vermenagna in direzione di Limone Piemonte fino all'abitato di Vernante. A Vernante si svolta a destra per Palanfrè, seguendo la strada solo per un breve tratto. Dopo un'area pic-nic attrezzata si incontra un tabellone informativo in legno sulla Via di Téit. Si prosegue ancora per circa 150 m fino ad arrivare all'inizio del sentiero, in corrispondenza di un piccolo slargo sul margine destro della strada.

Note

In caso di presenza di neve, possibile fino a inizio estate, l'attraversamento del lato destro orografico del Vallone di Pioccia può comportare qualche rischio ed è consigliabile solo ad escursionisti esperti.

Pernottamento

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Cartografia

[Fra n.16] [AsF n.4] [IGC n.8]
I riferimenti dettagliati alle carte sono disponibili nella sezione Bibliografia.

Ultimo aggiornamento

Primavera 2017

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17 - Una passerella nel Vallone di Pioccia (2017)
17 - Una passerella nel Vallone di Pioccia (2017)
1 - La cisterna per l'approvvigionamento idrico di Tetti Colletta, realizzata nel seminterrato di una abitazione (2004)
1 - La cisterna per l'approvvigionamento idrico di Tetti Colletta, realizzata nel seminterrato di una abitazione (2004)
3 - L'orditura di un tetto in paglia a Tetti David (2004)
3 - L'orditura di un tetto in paglia a Tetti David (2004)
4 - Tetti Bertaina (2004)
4 - Tetti Bertaina (2004)
5 - Frittillaria (<i>Fritillaria tubaeformis var. moggridgei</i>) (2004)
5 - Frittillaria (Fritillaria tubaeformis var. moggridgei) (2004)
2 - Tetti David (2004)
2 - Tetti David (2004)
12 - Il rio che scende dal Monte Sapè (2009)
12 - Il rio che scende dal Monte Sapè (2009)
13 - Un tratto di mulattiera nel bosco di faggio (2009)
13 - Un tratto di mulattiera nel bosco di faggio (2009)
10 - Interno di un fienile a Tetti Bertaina (2009)
10 - Interno di un fienile a Tetti Bertaina (2009)
15 - Abitazione riattata a Tetti Cucet (2017)
15 - Abitazione riattata a Tetti Cucet (2017)
14 - I pascoli di Palanfrè (a destra) e la Val Grande (a sinistra) visti dal tratto di sentiero che scende a Palanfrè (2017)
14 - I pascoli di Palanfrè (a destra) e la Val Grande (a sinistra) visti dal tratto di sentiero che scende a Palanfrè (2017)
9 - Tetti Bertaina (2009)
9 - Tetti Bertaina (2009)
6 - Il pilone votivo di Tetti Colletta, particolare della raffigurazione della Madonna (2005)
6 - Il pilone votivo di Tetti Colletta, particolare della raffigurazione della Madonna (2005)
7 - Il pilone votivo di Tetti Colletta, particolare della raffigurazione di San Nicolao che benedice la cisterna del paese (2005)
7 - Il pilone votivo di Tetti Colletta, particolare della raffigurazione di San Nicolao che benedice la cisterna del paese (2005)
8 - La testata della Val Grande con, a sinistra, il Monte Frisson (2009)
8 - La testata della Val Grande con, a sinistra, il Monte Frisson (2009)
18 - Le Roccette di Napoleone, alle spalle del pannello illustrativo loro dedicato (2017)
18 - Le Roccette di Napoleone, alle spalle del pannello illustrativo loro dedicato (2017)
16 - Un tratto dell'ampio sentiero in faggeta tra Tetti Doni e Tetti Cucet (2017)
16 - Un tratto dell'ampio sentiero in faggeta tra Tetti Doni e Tetti Cucet (2017)
11 - Tetti Bertaina (2009)
11 - Tetti Bertaina (2009)
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