Descrizione: Da
San Bernolfo
si raggiunge il
Colletto del Laus
lungo l'
Itinerario 12.22.
Al colle si trascura la sterrata che prosegue scendendo verso il
Lago di San Bernolfo
e si imbocca un sentiero sulla destra (segnavia P63) per la
Rocca di San Bernolfo e la
Croce Magnificat.
Trascurato un bivio sulla sinistra dopo pochi metri, il sentiero
(una vecchia mulattiera militare che riappare solo per brevi tratti) taglia il leggera
salita a mezzacosta
prima di incominciare una lunga serie di comodi tornanti, mai faticosi,
che conducono nell'aspro
Vallone del Chiot della Roccia
.
Il sentiero traversa ai margini
di piccole conche detritiche in successione
,
superando i tratti più ripidi con qualche
tornante. Avvicinandosi alla testata del vallone, ricomincia la salita a tornanti:
il sentiero tocca un intaglio roccioso che si apre a picco sul
Vallone di San Bernolfo,
e prosegue fino a staccare sulla sinistra la via diretta per la
Rocca di San Bernolfo.
Trascurata questa diramazione, il sentiero piega a destra (E) e si porta
alla base di uno stretto canalino roccioso. I resti dei muri a secco della vecchia
mulattiera, anche se in buona parte franati, rendono ancora relativamente agevole
la salita del canale. Raggiunta la sommità dell'intaglio, noto come
"
Il Colletto",
,
proprio sullo spartiacque si incontrano due diramazioni: a sinistra la via normale per la
Rocca di San Bernolfo,
a destra la traccia per la vicina
Croce Magnificat.
Divallando sul lato opposto si entra invece nel piccolo
Vallone della Seccia,
nel quale si scende seguendo ancora una volta il
tracciato di una vecchia mulattiera. Con pochi lunghi tornanti si perde quota tra erba e
detriti; quindi si inizia quindi un traverso a mezzacosta, dapprima ancora in lieve discesa,
poi in moderata salita lungo pendii detritici. Il sentiero raggiunge infine
il Lago della Seccia
,
adagiato in una conca di magra erba e detriti. Prima del lago, la vecchia mulattiera
qui più evidente si biforca: entrambi i rami conducono al
Colle della Seccia,
tuttavia risulta più agevole il ramo di destra che, dopo aver costeggiato la sponda orientale
del lago, con alcuni tornanti porta al
Colle della Seccia
.
Oltre il colle la mulattiera di fatto scompare. Un vecchio tracciato, che si riconosce
a fatica, aggirava in quota sulla destra (E) la conca dei
Laghi di Collalunga
andando ad inserirsi sulla mulattiera che da valle sale al
Passo di Collalunga.
Una traccia di sentiero invece scende a sinistra (O) tagliando i versanti
assai scoscesi della
q.2614.
Di fatto, è consigliabile evitare entrambe le alternative
e scendere direttamente verso i laghi lungo il pendio di erba e detriti sottostante al
Colle della Seccia.
Giunti al
Lago superiore di Collalunga
,
ci si sposta sulla spalla di rocce montonate a sinistra (E) del lago e la si
segue per cresta fino al
Lago inferiore di Collalunga.
Dal
Colle della Seccia
al lago inf. bisogna prestare attenzione al filo spinato ancora
disteso un po' ovunque sul terreno. Tra il lago superiore e il lago inferiore è ben visibile
il vecchio acquedotto che riforniva d'acqua la vicina caserma dei
Laghi di Collalunga;
la canalizzazione, specialmente dall'alto, può trarre in inganno ed essere confusa
con un sentiero.
Sulle sponde meridionali del lago termina la rotabile ex militare che sale dal
Vallone di Collalunga
ed inizia il buon sentiero che prosegue verso S e sale
al passo omonimo.
In breve, con alcuni tornanti ed un traverso terminale, il sentiero guadagna
l'ampia insellatura del
Passo di Collalunga
.
Durante la salita al passo bisogna
trascurare a destra la traccia della vecchia mulattiera per il
Colle della Seccia
e, di fatto sul colle, il sentiero a sinistra per la
Tete de l'Autaret.