Itinerario 01.18

01.18 Colla dei Termini - Colla del Pizzo

Colla dei Termini (2011 m) - Colla del Pizzo (2196 m)

+252 / -67

Dislivello [m]

1:20 - 1:30

Tempo [h:mm]

4646

Distanza [m]

Difficoltà

Tipologia

Piacevolissima escursione, con poco dislivello, che si svolge interamente lungo la dorsale che collega la Colla dei Termini alla Colla del Pizzo. Ampio il panorama lungo tutto il percorso, dal mare alle vicine vette delle Alpi Liguri. Gli appassionati di storia, con due brevi deviazioni dal percorso descritto, potranno vistare i resti di trinceramenti francesi risalenti alla fine del Settecento. Uniche pecche la lunga e sconnessa strada sterrata per arrivare alla Colla dei Termini e la presenza di mandrie e greggi al pascolo.

Carta schematica - Itinerario 01.18


Mappa su base © OpenStreetMap contributors, SRTM; map style © OpenTopoMap - licenza CC-BY-SA

Profilo altimetrico - Itinerario 01.18
A Da Colla dei Termini (2011 m) a: Dislivello [m]
(andata e ritorno)
Tempo [h:mm]
(andata e ritorno)
Distanza [m]
(andata e ritorno)
Difficoltà Segnavia
B Colla del Pizzo (2196 m) +252 / -67
(+319 / -319)
1:20 - 1:30
(2:35 - 2:55)
4646
(9292)
E A18

Il sentiero (segnavia A18) ha inizio proprio alla Colla dei Termini (2011 m) 1 in corrispondenza del grosso cartello in metallo 8 che indica le direzioni per Frabosa soprana e Ormea.

E' il 20 dicembre 1877. Una piccola comitiva di 10 persone, perlopiù giovani donne, s'incammina alle prime luci dell'alba da Fontane di Frabosa sottana. La loro meta è la Liguria, terra nella quale avrebbero passato l'inverno per lavorare come "olivere", raccoglitrici di olive, per far ritorno in primavera con qualche soldo e un po' di prezioso olio.
C'è chi la strada la conosce bene, chi la percorre per la prima volta, ma quella mattina il destino serba per loro una sorte malevola: i malcapitati giungono nel punto più alto della traversata, la Colla dei Termini, ormai da ore sotto la bufera di neve. Tutto è bianco, il freddo e il vento non danno scampo a nessuna delle sei donne del gruppo; si salvano solo i quattro ragazzi, anche se uno dovrà essere ricoverato per i sintomi da assideramento. Giunto a conoscenza della tragedia, il Sindaco di Ormea, Cav. avv. Barli, ordina a un gruppo di robusti uomini di recarsi sul posto «provvisti di cordiali» alla ricerca dei dispersi: le vittime verranno trovate, portate a spalla a Ormea e ivi sepolte a spese del Municipio.
Ricostruita la vicenda, ormai presente solo nella tradizione orale, l'Associzaione "E Kyè" di Fontane ha deposto nel luglio 2018 una targa commemorativa proprio sul termine di confine presente alla Colla dei Termini.

[Una voce tra i monti, Marzo 2018, n.1, pp.12-18]

L'evidente traccia taglia in direzione ovest sud-ovest le pendici settentrionali della Punta dei Termini, dapprima su pendii coperti di mirtilli e rododendri, poi tra piccoli arbusti (in prevalenza sorbo degli uccellatori e ontano verde).

In questo tratto iniziale sono numerose le tracce lasciate dalle mandrie al pascolo, ma l'individuazione del sentiero non crea problemi grazie all'aiuto della segnaletica orizzontale.
Per visitare i resti dei trinceramenti napoleonici presenti sulla Punta dei Termini 11, invece, bisogna spostarsi in assenza di sentiero. La vetta si trova a sinistra del sentiero, e buona parte dei circa 90 metri di dislivello che la separano dalla Colla dei Termini vanno risaliti senza percorso obbligato in mezzo a fastidiosi arbusti di rododendro. Sulla sommità si trova ciò che resta di un muro in pietra a secco dal fronte tenagliato.

La guerra iniziata nel 1792 tra la Francia repubblicana e gli alleati austro-piemontesi, all'inizio dell'estate del 1795 versava in una sorta di stallo da quasi due anni. Gli austro-piemontesi decidono di passare all'offensiva, ed una battaglia ha luogo proprio nella zona percorsa da questo itinerario.
Qui di fatto passava la linea del fronte. I Francesi erano trincerati sulla displuviale Monte Antoroto - Pizzo d'Ormea, con ridotte alla Punta dei Termini, alla Cima Ferrarine e alla Cima Ciuaiera (allora nota come Cima Garassin), e con pezzi di artiglieria su due modeste elevazioni quotate 2022 e 1964, situate tra il Monte Baussetti e la Colla dei Termini, nella zona oggi nota come Zottazzo soprano (chiamata all'epoca Plateau de Termini dai Francesi e La Coera dai Piemontesi). Una vecchia mulattiera, verosimilmente realizzata per posizionare le artiglierie, si rintraccia ancor oggi con partenza dalla Colla dei Termini.
Per canto loro i Piemontesi avevano le ridotte sul Monte Baussetti e la Cima Robert.
Il 25 giugno, i granatieri al comando del Marchese di Bellegarde assaltano il Colle dei Termini. Le batterie al Monte Baussetti danneggiano gli affusti e rendono inservibili due pezzi francesi, ma non il terzo, fuori dalla loro gittata, sicché il Bellegarde, anche per il mancato supporto di altre due colonne avvisate in ritardo dell'operazione, si vede costretto a ripiegare. Da notare che durante l'assalto al Plateau de Termini, difeso da tre balze rocciose a semicerchio, i soldati Piemontesi conquistano la prima balza e si lanciano all'assalto della seconda, tra le grida e gli applausi dei Francesi, ammirati da quell'audace - ma ritenuto impossibile - tentativo.
Il 27 giugno, al comando del generale De La Tour, 2000 uomini e 2 cannoni assaltano ancora il Colle dei Termini, difeso da 5 battaglioni francesi. Il De La Tour riesce a portare un battaglione oltre il colle, fino a Cascine, ma l'arrivo di due pezzi d'artiglieria francesi lo fa ripiegare.
Il terzo tentativo ha luogo il 5 luglio: al comando di Latour, Montafia e Solaro, tre colonne con 1000 uomini e due pezzi di artiglieria ciascuna puntano sempre il Colle dei Termini; Bellegarde e 1500 uomini tentano di forzare il Col d'Inferno (ora Colla Bassa) e altri 600 vengono impegnati in un diversivo a Viozene. Ma a parte furibondi scontri, le posizioni sul campo non mutano, e la notte spegne le ostilità.
I resti delle ridotte francesi sono ancora oggi ben evidenti sia sulla Punta dei Termini che sulla Cima Ferrarine.

[Storia militare del Piemonte, pp. 527-541]
[Campagnes dans les Alpes 1794-96, pp.272-276, 285-288]

Si raggiunge senza fatica un primo colletto prativo 9, dove ci si sposta sul versante meridionale della dorsale. Si aggira verso sinistra una modesta elevazione e si arriva ad una seconda, più ampia, sella pascoliva 2.
Il sentiero tende a scomparire e bisogna prestare attenzione ai segnavia sul terreno; si lascia a destra la labile diramazione per le Celle degli Stanti (segnavia E12A, palina) e, quando si ritrova il sentiero evidente, si è ormai alle pendici meridionali di Punta Torracca 3. Si aggira verso sinistra anche questa modesta elevazione, facendo attenzione a non farsi trarre inganno da un sentiero ad uso pastorale che si stacca a sinistra.
Dopo due tornanti ravvicinati il sentiero volge lentamente a sinistra e si porta ai piedi della Cima Ferrarine.

Cima Ferrarine ospita i resti di una seconda fortificazione campale francese. Si tratta di una ridotta difesa da un solido muro in pietra a secco, con fronte tenagliato, ancora in discrete condizioni, che circonda l'intera sommità del monte 10. Cima Ferrarine è raggiungibile senza problemi spostandosi su terreno agevole e senza percorso obbligato; la salita è consigliata lungo il versante orientale, che risulta decisamente il meno acclive.

Si aggira, sempre a meridione, la summenzionata cima, quindi si torna sullo spartiacque e lo si segue fino al colletto alle pendici di Cima Ruscarina. Ignorata una traccia a sinistra, si inizia una breve ma ripida salita lungo il crinale, poi ci si sposta come consuetudine a sinistra (lato Valle Armella) per aggirare la vetta con un tratto un poco malagevole e quasi privo di sentiero a causa di massi accatastati, roccette e rododendri.
Superata anche la Cima Ruscarina si torna sul crinale, qui esile, e si rimontano per un paio di metri alcune roccette (prestare attenzione con terreno bagnato). Qualche leggero saliscendi, tenendosi poco a sud della displuviale 456 conduce infine allo stretto intaglio della Colla del Pizzo (2196 m, 1:20 - 1:30 ore dalla Colla dei Termini) 7.
Dall'angusto valico si dipartono vari sentieri (quasi tutti ridotti a traccia): a sinistra si scende verso il Lago del Pizzo e il Rifugio Valcaira (segnavia A17), a destra si divalla in direzione della Sella Revelli e del Bivacco Cavarero (segnavia E06), mentre proseguendo sul crinale una traccia si eleva fino alla vetta del Pizzo d'Ormea.

Accessi

Da Ceva si risale la Valle Tanaro fino ad Ormea dove si svolta a destra in Piazza della Libertà (poco prima del distributore di benzina). Al fondo dello slargo si trascura a sinistra il ponte per Chionea e si prosegue diritti sulla piccola strada asfaltata in direzione di Valdarmella. Prima di raggiungere la frazione si svolta a destra per la borgata Villaro. Si supera Villaro e si arriva alle poche case di Cascine, dove ha termine l'asfalto. Si prosegue quindi su sterrato piuttosto sconnesso per oltre 8.5km (vivamente consigliata un'autovettura a trazione integrale sufficientemente alta da terra). Trascurando le varie diramazioni laterali (all'unica biforcazione di rilievo, a quota 1593, si tiene la sinistra), la sterrata raggiunge la Colla dei Termini, dove si lascia l'auto.

Note

Nonostante il discreto numero di segnavia, il sentiero non è sempre evidente e le tracce delle mandrie al pascolo sovente confondono sulla direzione da seguire. Recenti tacche segnavia bianco-rosse sono spesso alternate a vecchie tacche arancioni; alcune tacche bianco-rosse sono inoltre posizionate in modo erroneo, e possono condurre fuori dal sentiero. Si sconsiglia in caso di scarsa visibilità per i problemi di orientamento che possono sorgere.
La zona è interessata al pascolo di ovini e bovini, prestare attenzione ai cani da guardianìa.

Pernottamento

--

Cartografia

[Fra n.19] [Fra n.22] [AsF n.3] [IGC n.15 + n.8]
I riferimenti dettagliati alle carte sono disponibili nella sezione Bibliografia.

Ultimo aggiornamento

Ultimo sopralluogo: Estate 2018

[Ultimo aggiornamento scheda: Estate 2022]

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1 - In alto a destra la Colla dei Termini, dalla strada sterrata che la raggiunge; sullo sfondo, la cuspide rocciosa del Pizzo d'Ormea ai cui piedi si trova la Colla del Pizzo (2009)
1 - In alto a destra la Colla dei Termini, dalla strada sterrata che la raggiunge; sullo sfondo, la cuspide rocciosa del Pizzo d'Ormea ai cui piedi si trova la Colla del Pizzo (2009)
8 - Il grosso cartello indicatore posizionato alla Colla dei Termini (2009)
8 - Il grosso cartello indicatore posizionato alla Colla dei Termini (2009)
7 - Alla Colla del Pizzo (2009)
7 - Alla Colla del Pizzo (2009)
2 - La seconda sella pascoliva; da destra verso sinistra nella foto, la lunga dorsale percorsa dal sentiero (2009)
2 - La seconda sella pascoliva; da destra verso sinistra nella foto, la lunga dorsale percorsa dal sentiero (2009)
4 - Il Monte Mongioie, sullo sfondo tra le nuvole; in primo piano, un tratto della cresta per la Colla del Pizzo (2009)
4 - Il Monte Mongioie, sullo sfondo tra le nuvole; in primo piano, un tratto della cresta per la Colla del Pizzo (2009)
5 - L'ultimo tratto della displuviale prima di raggiungere la Colla del Pizzo (2009)
5 - L'ultimo tratto della displuviale prima di raggiungere la Colla del Pizzo (2009)
6 - Panorama sull'appennino ligure (2009)
6 - Panorama sull'appennino ligure (2009)
10 - I trinceramenti a Cima Ferrarine (2018)
10 - I trinceramenti a Cima Ferrarine (2018)
3 - Panorama sul Pizzo d'Ormea dalle pendici di Punta Torracca (2009)
3 - Panorama sul Pizzo d'Ormea dalle pendici di Punta Torracca (2009)
9 - Il colletto prativo alle spalle della Punta dei Termini (2018)
9 - Il colletto prativo alle spalle della Punta dei Termini (2018)
11 - I resti dei trinceramenti a Punta dei Termini (2018)
11 - I resti dei trinceramenti a Punta dei Termini (2018)