Itinerario 01.19

01.19 Upega - Colle delle Selle Vecchie

Upega (1292 m) - Cappella della Madonna della Neve (1325 m) - Case Nivorina (1587 m) - Colle delle Selle Vecchie (2097 m)

+816 / -11

Dislivello [m]

2:30 - 2:50

Tempo [h:mm]

5644

Distanza [m]

Difficoltà

Tipologia

La seconda parte dell'itinerario riserva le maggiori soddisfazioni, sia dal punto di vista paesaggistico, per il suo passaggio all'interno del magnifico Bosco delle Navette, sia per l'ottimo panorama dal Colle delle Selle Vecchie. Purtroppo presenta alcuni tratti su labile traccia senza adeguata segnaletica che possono complicare l'individuazione del percorso.

Profilo altimetrico - Itinerario 01.19
A Da Upega (1292 m) a: Dislivello [m]
(andata e ritorno)
Tempo [h:mm]
(andata e ritorno)
Distanza [m]
(andata e ritorno)
Difficoltà Segnavia
B Case Nivorina (1587 m) +306 / -11
(+317 / -317)
1:00 - 1:10
(1:50 - 2:05)
2738
(5476)
E = / A32
C Colle delle Selle Vecchie (2097 m) +816 / -11
(+827 / -827)
2:30 - 2:50
(4:15 - 4:50)
5644
(11288)
E A32

Il sentiero ha inizio sulla sinistra della strada provinciale, per chi proviene da Viozene, verso la fine del paese di Upega (1292 m) 9.

Upega è testimone di un drammatico episodio legato alla guerra partigiana. Una manovra tedesca incominciata l'8 ottobre 1944 costringe due brigate della II divisione Garibaldi "Felice Cascione" a riunirsi e ripiegare a Piaggia. Il comando e i feriti vengono poi spostati a Upega. Ma truppe tedesche, scese inaspettatamente dal Passo di Tanarello, sferrano un attacco al paese il 17 di ottobre, cogliendo totalmente di sorpresa e impreparati i partigiani. La resistenza è vana: il commissario "Giulio" (Libero Briganti) cade quasi subito, il vice comandante "Cion" (Silvio Bonfante), ferito, si suicida. Gli sbandati delle due brigate si ritrovano la sera stessa a Carnino, per svalicare in Val Corsaglia via Bocchino dell'Aseo e trovare rifugio a Fontane. I caduti di quella giornata saranno più di venti. Tutti i componenti salvatisi faranno ritorno in Liguria tra il 13 e il 15 novembre, appena in tempo per sfuggire all'offensiva tedesca nelle vallate monregalesi.

[Pannello informativo in loco]

Una mulattiera inerbita (paline) sale decisa, poi spiana, lascia a sinistra il bivio per il Poggio del Lagone e prosegue nel lariceto tra vecchi terrazzamenti 2. Seguendo le tacche bianco-rosse del "Sentiero Natura", una traccia raggiunge la soprastante strada provinciale, poco a monte di un tornante. Si scende a destra fino al tornante dove, sul lato opposto della carreggiata, si staccano due stradine: una sale in poche decine di metri alla Cappella della Madonna della Neve 3, l'altra scende ad alcune abitazioni.
Imboccata quest'ultima direzione, la stradina diventa quasi subito sterrata. Senza considerare due diramazioni, la prima a destra e la seconda a sinistra, si scende ad attraversare il Torrente Negrone su un recente ponte in cemento e metallo. Oltre il ponte si ignora a destra la mulattiera inerbita proveniente da Upega e si svolta a sinistra su una malandata pista sterrata (segnavia A32).

La mulattiera sulla destra costituisce una via d'accesso alternativa all'itinerario descritto, consigliata a chi parte direttamente dal centro abitato di Upega 6. Dal posteggio a monte delle abitazioni del paese, una stradina con fondo in cemento (segnavia A32) sale a fianco del torrente, quindi stacca a sinistra una mulattiera ghiaiosa che s'innalza assai ripida. Dopo aver attraversato il torrente su una briglia, la mulattiera diventa con fondo inerbito e taglia a mezzacosta quasi in piano fino al ponte sopra menzionato.

La pista segue dall'alto il corso del Rio Nivorina, quindi si trasforma in comoda mulattiera e prosegue a lungo a mezzacosta sulla sinistra orografica del Vallone di Upega (anche noto come Vallone Nivorina).
Alternando tratti in lieve pendenza e brevi ripide salite, si tagliano soleggiati pendii dove vecchi terrazzamenti invasi dalla ginestra si alternano a pareti rocciose; sul lato opposto dello stretto vallone si trovano le estreme propaggini del bellissimo Bosco delle Navette.

Il Bosco delle Navette è un ampio lariceto che si estende a monte (ovest) della provinciale che collega Upega a Monesi. Il bosco è stato ampiamente sfruttato e modificato dall'uomo nel corso dei secoli: pascoli all'interno del bosco alle quote più alte, ampi disboscamenti per le coltivazioni nelle vicinanze delle borgate, tagli delle piante di maggiori dimensioni per ottenere ottimo legname da opera. Nonostante il bosco stia lentamente evolvendo verso l'abetina frammista a faggio, alcune particelle sono iscritte all'albo nazionale dei boschi da seme. In autunno il Bosco delle Navette s'incendia del giallo-oro dei larici ed offre di sé la sua veste più affascinante.

[Boschi del Piemonte, pp.47-48]

Il sentiero conduce così ai ruderi delle Case Nivorina (1587 m, 1:00 - 1:10 ore da Upega, erroneamente nominate Case Russan da taluna cartografia). Tra le dirute abitazioni si ignora a destra la traccia per Case Varcona e, dopo qualche decina di metri, si piega decisi a sinistra (sud) per guadare il piccolo torrente.
Salendo tra alcune roccette si arriva subito ad un praticello, al limitare del lariceto, dove una palina segnavia indica di seguire la traccia a destra che si addentra nel bosco.
Una ripida, ma breve salita verso nord-ovest conduce su un ampio crinale, dove la pendenza diminuisce sensibilmente; il sentiero volge a ovest sud-ovest, di fatto seguendo la displuviale, e si allunga quasi rettilineo su un soffice tappeto di aghi di larice, in un tratto estremamente suggestivo 7.

Il larice (Larix decidua) è l'unica conifera alpina caducifoglia: in autunno gli aghi assumono una caratteristica colorazione dorata prima di cadere. In Piemonte, tra i 1000 e i 2300 metri, il larice è la conifera maggiormente diffusa, spesso favorita dall'uomo a discapito dell'abete bianco perché le leggere e luminose chiome del larice consentivano il pascolamento all'interno del bosco. Albero di prima grandezza (può raggiungere anche i 40 metri di altezza), ed estremamente longevo (può vivere anche 500 anni, con alcuni esemplari che hanno superato di gran lunga tale limite), il larice è una pianta pioniera in grado di colonizzare anche terreni spogli con suoli poco evoluti. I suoi morbidi aghi riuniti in ciuffi da 20 a 40 1 lo rendono facilmente distinguibile dalle altre conifere.

[Boschi del Piemonte, p.46]

Dopo una lunga ascesa si sbuca in un'ampia radura, dove sono evidenti le tracce della stabulazione delle mandrie, e del sentiero si perde ogni traccia. Si segue allora per circa duecento metri la sponda destra idrografica del letto (talvolta asciutto) del piccolo rio che solca la radura facendo attenzione, sugli alberi sulla sponda opposta, ad individuare il segnavia bianco-rosso che indica il percorso. Si guada allora il solco scavato dal rio e si rientra nel lariceto, dove subito torna evidente il sentiero.

Questo tratto può causare problemi di individuazione del percorso anche per chi scende: ci si porta in destra idrografica del torrente e lo si segue in discesa tenendolo a qualche metro di distanza fino a ritrovare, con il rientrare nel bosco, le tracce del sentiero.

Il sentiero piega subito a nord-est, si porta sul crinale di fronte e inverte repentinamente la direzione di marcia. Puntando ora a ovest, si incomincia un'ascesa assai ripida e un po' faticosa, sempre all'interno del lariceto, con andamento quasi rettilineo interrotto da poche svolte.

In realtà il vecchio sentiero saliva a tornanti con pendenze decisamente inferiori. Del tracciato originario, invaso dai rododendri, non restano che poche tracce: il sentiero è frequentato utilizzato anche da mountain-bike e la cosa, oltre ad essere possibile causa di problemi per gli escursionisti, ha di fatto modificato il vecchio tracciato spostandolo sulla linea di massima pendenza.

La salita termina con l'immissione sulla rotabile ex militare che collega, con ardito tracciato, Monesi al Colle di Tenda.
Si segue la strada sterrata verso destra in leggera salita 8, abbandonandola però dopo alcuni minuti per salire sulla sinistra le facili roccette che portano al Colle delle Selle Vecchie (2097 m, 1:30 - 1:40 ore da Case Nivorina) 54, posto solo qualche metro al di sopra della carreggiata.

Valico di notevole rilevanza in epoche passate, probabile via del sale, è stato ampiamente utilizzato dai pastori brigaschi nelle loro transumanze verso i pascoli ai piedi del Massiccio del Marguareis.
Il toponimo fa riferimento alle "selle", ovvero "celle" per la conservazione dei formaggi, un tempo evidentemente presenti nei dintorni. Le selle sono in genere edifici seminterrati in pietra, con volta a botte, coperta ed isolata con zolle di erba per garantire all'interno temperatura e umidità costanti.

[Nel cuore delle Alpi Liguri, p.34]

Carta schematica - Itinerario 01.19

Scarica la traccia GPS in formato GPX

Mappa su base © OpenStreetMap contributors, SRTM; map style © OpenTopoMap - licenza CC-BY-SA

Accessi

Da Ceva si risale la Valle Tanaro fino a Ponte di Nava, dove si prende il bivio a destra per Viozene. Oltrepassato Viozene si prosegue fino ad Upega, dove si lascia l'auto.

Note

--

Pernottamento

--

Cartografia

[Fra n.19] [AsF n.3]
I riferimenti dettagliati alle carte sono disponibili nella sezione Bibliografia.

Ultimo aggiornamento

Autunno 2018

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4 - Panorama verso la Francia dal Colle delle Selle Vecchie (2010)
4 - Panorama verso la Francia dal Colle delle Selle Vecchie (2010)
8 - Panorama sul Vallone di Upega e la Liguria dalla rotabile ex militare (2018)
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7 - Il Bosco delle Navette (2018)
7 - Il Bosco delle Navette (2018)
5 - Al Colle delle Selle Vecchie (2010)
5 - Al Colle delle Selle Vecchie (2010)
9 - Upega (2018)
9 - Upega (2018)
2 - Antichi terrazzamenti a Upega (2009)
2 - Antichi terrazzamenti a Upega (2009)
1 - Aghi di larice (<i>Larix decidua</i>) (2003)
1 - Aghi di larice (Larix decidua) (2003)
3 - La Cappella della Madonna della Neve (2009)
3 - La Cappella della Madonna della Neve (2009)
6 - La Chiesa di Upega (2010)
6 - La Chiesa di Upega (2010)
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