Descrizione:
Dal
Rifugio Genova Figari
si segue la strada sterrata che, con qualche saliscendi, costeggia il
Bacino del Chiotas
.
Il
Rifugio Genova Figari
è dedicato anche ad una figura storica dei primi del '900, Bartolomeo Figari.
Alpinista e scialpinista, Presidente della Sezione Ligure del CAI,
quindi Presidente Generale del CAI, ha di fatto istituito il Corpo Nazionale del Soccorso
Alpino, corpo al quale ha lasciato in eredità tutte le sue sostanze.
Costruito nel 1975 dall'ENEL ed inaugurato solo il 14
agosto 1981 causa il protrarsi dei lavori alla diga, il
Rifugio Genova Figari
ha mantenuto anche la denominazione del glorioso rifugio che andava a sostituire.
I lavori di realizzazione dell'invaso del Chiotas hanno infatti resa necessaria
la demolizione del vecchio
Rifugio Genova,
primo tra i rifugi delle Alpi
Marittime, edificato nel lontano 1897 dalla Sezione Ligure del CAI
nei pressi del
Gias del Monighet
a q. 1917m.
[Rifugi e Bivacchi della Sezione Ligure del CAI]
La sterrata giunge ad incontrare la strada asfaltata (privata dell'ENEL)
che sale alla diga dal
Lago della Rovina.
La si segue verso sinistra (segnavia M9), si passa una breve galleria sotto il canale
scolmatore, si attraversa l'intero coronamento della
Diga del Chiotas
(pr.
Diga del Chiotàs)
e ci si porta alla base del
Vallone del Chiapous.
Il
Bacino del Chiotas
è chiuso dalle due dighe del Chiotas e di Colle Laura. La
Diga del Chiotas,
ad arco-gravità
,
è alta 130 metri ed ha un coronamento di 230 metri.
Il suo spessore varia tra i 37,5 metri alla base e i 5 metri alla cima. La
Diga di Colle Laura,
più piccola, è a gravità massiccia con andamento rettilineo.
Ha un'altezza massima di 30 metri, con una lunghezza al coronamento di 70 metri.
Il
Bacino del Chiotas
è asservito alla centrale idroelettrica Luigi Einaudi.
Intitolata nel 1999 al primo presidente eletto della repubblica italiana,
è il maggior impianto idroelettrico italiano.
Costruita tra il 1969 e il 1982, scavata interamente nella roccia,
all'epoca della sua ultimazione risultava essere il maggior impianto del genere in Europa.
Sfrutta di tre invasi, due totalmente artificiali (il già citato Chiotas e l'invaso della
Piastra) ed uno ricavato con minori opere sul preesistente
Lago della Rovina.
[-]
La Centrale L. Einaudi è una 'centrale di pompaggio', che non rilascia l'acqua utilizzata
per la produzione di energia ma la mantiene in circolo sfruttando gli invasi come
giganteschi serbatoi. Durante il giorno, per soddisfare i picchi di richiesta,
la centrale produce energia grazie ai 9 gruppi turbina/alternatore, azionati
prelevando acqua dal
Bacino del Chiotas.
Durante la notte, la centrale consuma invece energia
per pompare l'acqua, accumulata nel bacino della Piastra durante il ciclo di produzione,
nuovamente nel
Bacino del Chiotas.
Senza questo accorgimento, le condotte forzate, che a pieno regime hanno una portata pari
a quella media del Fiume Po a Torino, sarebbero in grado di svuotare i 27.300.000 mc di acqua
dell'invaso del Chiotas in meno di una settimana.
L'energia utilizzata per il pompaggio è circa 1.4 volte maggiore di quella prodotta,
ma il processo è comunque economicamente vantaggioso in quanto il costo
dell'energia nelle ore diurne è circa 6 volte maggiore che nelle ore notturne.
[-]
Una vecchia strada di servizio dell'ENEL, ormai ridotta a sentiero e quasi non più
riconoscibile, costeggia ancora per un poco l'invaso artificiale
,
fino ad una
biforcazione: una ramo della vecchia strada prosegue diritto, un'altro
compie un tornante verso destra.
Si segue quest'ultima direzione per poche decine di metri, quindi si abbandona la
vecchia strada e si imbocca a sinistra un sentierino in pietraia
(cartello su un masso).
Il sentiero incrocia a sua volta l'altro ramo della vecchia rotabile, che
attraversa, per proseguire la salita con ampi tornanti tra pietrame e detriti.
Mantenendosi sulla sinistra orografica, si supera un tratto più ripido del
versante con una serie di strette svolte, quindi si riprende
la salita con pendenze meno accentuate
e nuovamente lunghi tornanti.
Tratti detritici e tratti erbosi si alternano durante il percorso, rendendo più
o meno agevole il cammino; intorno a quota 2380 il sentiero compie un traverso verso
sinistra (SO), si sposta sul versante destro orografico del vallone
e riprende
a tagliare a tornanti l'ultimo tratto erboso del pendio.
Si giunge così nell'ampia valletta detritica
che precede il
Colle del Chiapous,
dove è facile trovare neve fino a luglio inoltrato.
Il sentiero si mantiene
a sinistra, ai piedi delle ripidi pareti che scendono
dall'
Altopiano del Baus,
lascia a sinistra la non molto evidente diramazione per il
Passaggio del Porco
e traversa quasi pianeggiante tra colate di sfasciumi fino al
Colle del Chiapous
.
Passato il colle, si entra nel
Vallone di Lourousa.
Il sentiero (segnavia N8) attraversa
una piccola conchetta (anche qui è facile trovare neve fino a luglio) e
scende con parecchie svolte, evidente ma malagevole, attraverso un'ampia pietraia
(possibili anche in questo tratto passaggi su lingue di neve o tra grossi massi
franati).
In breve comunque si perde quota ed il sentiero migliora; alla prima biforcazione
si prende il ramo di destra che sale al
Rifugio Morelli Buzzi
in pochi minuti.