Descrizione:
All'inizio del paese
si sale la strada che porta al cimitero.
Qui, sulla sinistra, ha inizio il percorso vero e proprio.
Quasi subito si incontra un bivio e si prende a destra, lasciando davanti
la traccia che ridiscende in paese. Si sale con pendenze moderate lungo una
bella mulattiera
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in un fitto bosco misto di latifoglie
(carpino bianco, faggio, frassino, nocciolo, acero, ...).
Si passa un ruscello su passerella in legno
e si prosegue a salire, nel piccolo
Vallone della Sauma,
in mezzo ai resti di antichi terrazzamenti.
Dopo un tratto a mezzacosta in leggera salita e
dopo aver incontrato un piccolo rio, una breve ripida salita porta a
Tetti Bartola
(pr.
Tetti Bartōla).
Avvicinandosi alla borgata si iniziano ad incontrare anche noci e ciliegi,
a testimonianza dei tempi in cui questa frazione era abitata tutto l'anno ed
anzi, visto il migliore soleggiamento invernale, veniva frequentata anche
dagli abitanti di fondovalle.
A
Tetti Bartola
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(
Tāit Bartōla)
si incontra una prima abitazione ristrutturata
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con il caratteristico tetto in paglia di segale.
La costruzione di un tetto in paglia
La copertura del tetto in paglia di segale avveniva sovrapponendo mazzi
successivi di paglia, in genere ricoprendo il tetto procedendo parallelamente
alla linea di gronda.
La prima operazione consistiva nell'orlare i bordi delle falde con mazzi
fissati alla struttura portante del tetto.
Quindi si posavano mazzi di paglia (di circa 40 cm di diametro) a file orizzontali, con le
spighe rivolte verso l'alto, procedendo da sinistra verso destra.
Per fissare la paglia alla sottostante orditura si usavano verghe
di nocciolo o preferibilmente di castagno, fissate
ai listelli di legno sottostanti con ciuffi di paglia o rametti di salice (solo dai primi
del '900 si č incominciato ad usare filo di ferro).
Terminata una fila si iniziava quella successiva avendo cura di ricoprire
le verghe usate per il fissaggio della fila precedente. Ogni metro quadrato di tetto
richiedeva circa 30 chili di paglia.
Per la realizzazione del colmo si ripiegavano sulla falda opposta
le punte dei mazzi di ciscuna falda, fissando anch'esse alla
struttura sottostante.
[Tetti di Paglia][-]
Si attraversa il paese e, raggiunto il forno comune, si svolta sulla
sinistra trascurando la mulattiera che continua in salita. Si supera
una fontana in legno, si oltrepassa una
abitazione privata e, in lieve discesa, si attraversa una seconda
passerella in legno. Dopo un tratto a mezzacosta in leggera salita,
una lunga serie di tornanti abbastanza ripidi fa quindi guadagnare quota fino a
raggiungere una grossa sporgenza rocciosa,
"lo
Gorgās",
dalla quale si gode ottima vista su
Sant'Anna di Valdieri
e sulla valle
3.
I toponimi "Gorgas" e "Bariau"
Il curioso toponimo del posto,
"lo
Gorgās",
deriva dalla presenza di un
ristagno d'acqua in una piccola concavitā della roccia.
Tetti Bariau invece, deve quasi certamente il suo nome alla sua
posizione a ridosso di un ripido pendio roccioso: "bariao" č un termine
occitano utilizzato per indicare una strettoia o un passaggio obbligato.
[-]
Dopo l'ennesimo tratto a mezzacosta e un'ultima breve salita, si
inizia una ripida discesa con numerosi tornanti fino a
Tetti Bariau
(
Tāit Bariau)
dove, scendendo sulla sinistra, si trova una seconda abitazione
ristrutturata dal Parco
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1
2.
Tetti Bariau e Tetti Bartola
Tetti Bariau,
abbandonati definitivamente alla fine degli anni '70,
accoglievano una trentina di persone ai primi del '900. Ben pių affollata era
la borgata di
Tetti Bartola,
che all'inizio del secolo scorso contava circa sessanta
persone; l'ultima se ne č andata nel 1960.
[-]
Oltre Tetti Bariau si trascura un poco evidente sentiero sulla sinistra in discesa
e si continua a scendere, pių dolcemente, fino ad incontrare
la mulattiera che sale nel
Vallone della Meris
(segnavia N4).
La si segue verso sinistra fino a ritornare nell'abitato di
Sant'Anna di Valdieri,
ma pių a monte rispetto a dove si era incominciato il percorso.
La festa della Segale
Ogni anno, la terza domenica di agosto, si tiene a
Sant'Anna di Valdieri
la Festa della Segale
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16.
Questa rievocazione in costume tradizionale, nella quale vengono riproposte
antiche tradizioni quali la battitura a mano della segale, č dedicata ad un
cereale che ha rappresentato per decenni una indispensabile fonte di sostentamento
per le popolazioni di montagna.
La battitura era l'operazione svolta per recuperare la granella.
La segale veniva battutta con il "correggiato" (o "cavalia")
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un attrezzo composto da due bastoni di cui uno funziona da battacchio
e l'altro da manico, uniti al centro da una correggia di cuoio.
Nel caso gli steli fossero stati destinati alla copertura dei tetti,
allo scopo di non rovinare gli steli, la battitura avveniva con
lo "sbarbellour", una lastra di pietra o un tronco concavo sui quali
venivano percosse le spighe.
Fondamentale, soprattutto in questo caso, la completa rimozione dei chicchi,
onde evitare che i topi, attirati dal cibo, infestassero il tetto.
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La segale
La segale č un cereale simile al frumento, rispetto al quale presenta
steli pių robusti, foglie strette e corte e spiga lunga.
Originaria degli altipiani dell'Asia centrale (Iran,
Armenia, Turchia), ed inizialmente considerata un'infestante
dei campi di grano e orzo, fu in seguito coltivata per la
notevole adattabilitā alle condizioni climatiche e del suolo.
La sua rusticitā faceva si che la segale si
adattasse molto bene alle condizioni climatiche delle valli alpine.
Per la copertura dei tetti, gli steli preferiti erano quelli lunghi
e sottili, molto mineralizzati, cresciuti nei terreni pių poveri dove
la segale veniva seminata proprio con questo proposito.
La semina avveniva all'inizio dell'autunno e la maturazione delle spighe
a partire dalla fine di giugno. Perchč la paglia potesse essere utilizzata
per i tetti, doveva essere mietuta con la falce, tagliando gli steli il
pių possibile vicino al terreno. Dopo qualche giorno di essicazione, i
covoni venivano ritirati ed erano pronti per essere utilizzati.
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L'Ecomuseo della Segale
Nella primavera 2010 ha aperto i battenti a Sant'Anna l'Ecomuseo della Segale
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struttura espositiva che ricorda usi, tradizioni ed impieghi di questo prezioso
cereale in Valle Gesso come nel resto del mondo.
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Da Borgo San Dalmazzo si risale la
Valle Gesso in direzione di Valdieri, proseguendo poi per S.Anna di Valdieri,
dove si lascia l'auto.
Il percorso descritto č parte integrante
dell'Ecomuseo della Segale, che comprende anche una sede museale ubicata
nell'abitato di Sant'Anna. Lungo il percorso sono installati pannelli
informativi. Per la vistia del museo, rivolgersi alla
Locanda I Bateur di Sant'Anna, dove č anche possibile il noleggio di
una audio-guida.
Alla data del sopralluogo, l'abitazione di Tetti Bariau era internamente in
corso di ristrutturazione.